scheda riassuntiva a cura di Cristina Prampolini


DISEGNARE

con la parte destra del CERVELLO

Betty Edwards

 

"Disegnare con la parte destra del cervello" è un libro che si propone di insegnare a disegnare utilizzando un approccio didattico che mira a far scoprire le proprie risorse creative (ovvero la sorgente stessa da cui dovrebbe nascere la capacita/possibilità di disegnare).

Il lavoro di Betty Edwards si basa sulle teorie della specializzazione emisferica del cervello, sostenute principalmente dalle ricerche svolte negli anni '50 e '6O da Sperry e dai suoi allievi Michael Gazzaniga, Jerre Levy, Colwyn Trevarthen, Robert Nebes, e altri.

Secondo questo approccio teorico «(...) entrambi gli emisferi svolgono funzioni cognitive superiori ma ciascuno è specializzato in diverse e assai complesse modalità di pensiero, tra loro complementari.»

Le funzioni dell'emisfero sinistro sarebbero principalmente di tipo verbale, analitico e razionale, mentre quelle dell'emisfero destro sarebbero non-verbali, sintetiche, analogiche e intuitive.

Si potrebbe in qualche modo dire che il nostro cervello è "doppio" e ciascuna metà ha un proprio modo di apprendimento e di percezione della realtà esterna. Ognuno di noi ha, per così dire, due menti, due coscienze, mediate e integrate da un cordone di fibre nervose che si trova tra i due emisferi.

Si è potuto verificare che i due emisferi collaborano in diversi modi. A volte essi cooperano con ciascuna metà, contribuendo alle sue specifiche capacità e assumendo quella parte del compito che meglio si addice al suo modo di elaborazione delle informazioni. A volte invece, i due emisferi operano singolarmente, vale a dire che uno di essi è attivo e 1'altro è più o meno inattivo. Sembra anche che i due emisferi possano entrare in un conflitto tra loro, per cui una delle metà cerca di fare ciò che l'altra "sa" di poter fare meglio.»

Si è potuto rilevare che, tra i due emisferi, quello che tende a predominare è 1'emisfero sinistro. Ciò è anche dovuto al fatto che la nostra cultura valorizza in particolar modo le caratteristiche di quest'ultimo, a discapito di quelle "destre" Le funzioni dell'emisfero destro sono: funzioni intuitive, soggettive, relazionali, globali, libere dal concetto di tempo. Questi sono aspetti poco apprezzati dalla nostra cultura, e vengono associati alla mano sinistra e al concetto di debolezza. Basti pensare a come il sistema educativo, nei nostri paesi, sia tutto impostato sullo sviluppo dell'emisfero verbale, razionale e temporale, a quasi totale discapito dell'emisfero cerebrale destro. L'insegnamento avviene per gradi, i ragazzi imparano per fasi progressive, secondo uno schema lineare. Le materie principali appartengono alla sfera verbale e a quella numerica: lettura, scrittura, aritmetica. Si seguono degli orari. I ragazzi siedono in file. Si fanno domande e si danno risposte. All'emisfero destro non si insegna quasi nulla. Certo, esistono l'insegnamento artistico e le applicazioni tecniche, e oggi i programmi secolastici comprendono anche l'educazione musicale, ma in nessuna scuola si svolgono corsi di immaginazione, di visualizzazione, di tecniche di percezione spaziale, di creatività come materia autonoma, di intuizione o di inventiva.»

Le ricerche scientifiche sulle funzioni cerebrali e sull'elaborazione dei dati visivi hanno dimostrato che la capacità di disegnare dipende dalla possibilità di accedere all'emisfero destro, "disattivando" in certa misura quello sinistro. Betty Edwards parte esattamente da questo punto per l'elaborazione del proprio metodo di insegnamento.

Secondo l'autrice, se il disegnare dipende dall'emisfero destro, ciò significa automaticamente che tutti disponiamo delle potenzialità necessarie per farlo.

Non tutti noi, però, siamo capaci di utilizzare tali potenzialità, sia perché non siamo mai stati "educati" a farlo, sia perchè semplicemente non ne abbiamo l'abitudine.

Di fatto, la maggior parte degli adulti, nel mondo occidentale, non supera mai di molto il livello artistico raggiunto verso i nove o dieci anni. Questa è l'età che corrisponde alla crisi dello sviluppo delle capacità artistiche nel bambino: «Lo sviluppo delle capacità artistiche del bambino avviene parallelamente alla maturazione del cervello. Nella primissima infanzia i due emisferi non sono specializzati in funzioni differenziate. Il processo di lateralizzazione - cioè l'affermarsi di specifiche funzioni nell'una o nell'altra metà del cervello - avviene per gradi nel corso della fanciullezza insieme all'aqcuisizione del linguaggio e a quella dei simboli, che costituiscono l'arte del bambino.

Questo processo si completa in genere attorno all'età di dieci anni, e questo momento coincide con il sorgere dei conflitti nell'espressione artistica, dovuti al sopravvento del sistema simbolico sulle funzioni percettive, i quali interferiscono con le capacità di disegnare in modo preciso ciò che si vede. Si potrebbe ipotizzare che la conflittualità sia dovuta al fatto che il bambino usa la parte "sbagliata" del cervello - quella sinistra - per eseguire un compito che meglio si addice alla parte destra. Forse il problema sta nel fatto che a quell'età non si riesce a escogitare un modo proprio per accedere all'emisfero destro, che attorno ai dieci anni è già specializzato nella funzione del disegno. Inoltre, verso il decimo anno l'emisfero sinistro ha già consolidato la sua posizione dominante, così nomi e simboli si impongono a scapito della percezione spaziale e globale, complicando ulteriormente le cose.»

Ciò che più spesso accade quando un adulto medio si propone di disegnare, è che il suo emisfero sinistro pretende di svolgere il compito, pur non possedendo gli strumenti adeguati per farlo. Esso impedisce all'emisfero destro di entrare in azione, sostituendo la possibilità di vedere in modo analogico, intuitivo, concreto e globale ciò che si deve disegnare, con simboli precostituiti e rudimentali.

Il primo passo da fare sarebbe dunque quello di eseguire un esame retrospettivo delle proprie espressioni artistiche da bambini, in modo da poter ripercorrere il costruirsi del proprio sistema di simboli artistici, e, in un secondo momento, accantonarlo. L'autrice accompagna il lettore in questo processo, in modo da consentire il progredire verso un livello più adulto di espressione artistica, facendo affidamento sull'emisfero cerebrale appropriato, cioè quello destro. È di fondamentale importanza, inoltre, imparare ad accedere autonomamente e con fluidità alle modalità dell'emisfero destro, in modo da poterne fare uso al momento di disegnare. È questo uno degli scopi principali di questo libro, che per tre quarti propone una serie di esercizi e strategie per "ingannare" l'emisfero sinistro, tendenzialmente dominante, e permettere a quello destro di "dirigere le operazioni". Nel momento in cui ciò accade, il soggetto entra in uno stato di coscienza diverso da quello abituale, caratterizzato, tra 1'altro, da un modo distinto di vedere le cose e da una percezione dilatata del tempo.

Imparando a riconoscere questo stato si riuscirà gradualmente anche ad evocarlo quando necessario. «(...) gli esercizi che troverete in questo libro hanno lo scopo di aiutarvi a compiere quel passaggio mentale, con due vantaggi: il primo, quello di entrare in contatto, mediante un atto di volontà cosciente, con la metà destra del vostro cervello, sperimentando un nuovo tipo di coscienza che potremmo definire lievemente alterata; il secondo, quello di vedere le cose in un modo diverso. Solo sviluppando queste due capacità imparerete a disegnare. Molti artisti hanno detto di vedere le cose in modo diverso mentre disegnano, e hanno spesso accennato al fatto che l'essere concentrati su un disegno altera un poco il loro stato di coscienza. Quel particolare stato soggettivo viene spesso definito come un sentirsi trasportare un "sentirsi tutt'uno con il disegno" e contemporaneamente ci si accorge di percepire una serie di relazioni che di solito non si è in grado di cogliere. Non ci si accorge del trascorrere del tempo, e il mondo delle parole si ritrae dalla coscienza. Chi conosce questa condizione dice di sentirsi vigile, ma nello stesso tempo rilassato e privo di ansia, con la mente attiva e in una condizione piacevole, quasi mistica.»

 

Raffronto delle caratteristiche delle funzioni S e delle funzioni D

Le funzioni S sono:

Verbali: uso di parole per descrivere e definire.

Analitiche: soluzione dei problemi per gradi, affrontando un aspetto per volta.

Simboliche: uso di simboli per la rappresentazione di oggetti.

Astratte: estrapolazione di un dato parziale utilizzandolo per rappresentare l'oggetto intero.

Temporali: scansione del tempo; applicazione di un ordine successivo agli oggetti, alle azioni, ecc.(cose da fare prima, cose da fare dopo).

Razionali: formulazione di conclusioni in base a premesse e fatti.

Computistiche: uso dei numeri come nella computazione.

Logiche: formulazione di conclusioni in base alla logica; elaborazione di ordini successivi di tipo logico(es.: teoremi matematici, ragionamenti impostati correttamente).

Lineari: pensiero basato su idee collegate (un pensiero segue direttamente un altro e spesso entrambi portano in convergenza alla medesima conclusione).

le funzioni D sono:

Non-verbali: consapevolezza delle cose senza il minimo ricorso alle parole.

Sintetiche: unione degli elementi di una situazione a formare un tutto.

Concrete: considerazione delle cose così come sono al momento presente.

Analogiche: percezione delle somiglianze tra oggetti; comprensione dei rapporti basati sulla metafora.

Atemporali: mancanza del senso del tempo.

Non razionali: mancanza della necessità di premesse e fatti; disponibilità a sospendere il giudizio.

Spaziali: osservazione della collocazione degli oggetti rispetto ad altri oggetti, e delle parti rispetto all'intero.

Intuitive: momenti illuminanti, di improvvisa comprensione delle cose, spesso in base a schemi incompleti, impressioni, sensazioni o immagini visive.

Globali: visione contemporanea di tutti gli aspetti di un oggetto o fatto, percezione di schemi o strutture al completo, spesso orientate verso conclusioni divergenti.